È la domanda che si fa ogni psicologo prima di aprire la partita IVA, o ogni anno prima delle scadenze: quanto pagherò davvero? La risposta, nel regime forfettario, è più semplice e prevedibile di quanto si pensi — ma richiede di mettere in fila tre elementi: il coefficiente di redditività, l'imposta sostitutiva e i contributi ENPAP. Vediamoli uno per uno, con esempi concreti.
Primo passo: il coefficiente di redditività (78%)
Nel regime forfettario non si tassano i ricavi pieni e non si deducono le spese reali. Il reddito imponibile si ottiene applicando al fatturato un coefficiente di redditività fisso, stabilito per categoria. Per gli psicologi (codice ATECO 86.93.00) il coefficiente è del 78%.
In pratica, viene tassato solo il 78% di quello che fatturi: il restante 22% è considerato forfettariamente come "spese di produzione" e non concorre al reddito, a prescindere dalle spese che hai realmente sostenuto. Su 30.000 € di fatturato, il reddito imponibile di partenza è quindi 23.400 €.
Secondo passo: l'imposta sostitutiva (5% o 15%)
Sul reddito così determinato (al netto dei contributi, come vedremo) si applica un'unica imposta sostitutiva, che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. L'aliquota è:
- 5% per i primi cinque anni di attività, se si rispettano i requisiti della nuova attività (in particolare, non deve essere una mera prosecuzione di un lavoro precedente).
- 15% a regime, dal sesto anno in poi o quando non spettano i requisiti dell'aliquota agevolata.
È proprio questa l'attrattiva principale del forfettario per i giovani psicologi: nei primi anni, quando i compensi sono ancora contenuti, un'aliquota del 5% rende il carico fiscale davvero leggero.
Terzo passo: i contributi ENPAP
Qui sta la parte che molti sottovalutano, perché i contributi previdenziali pesano spesso più dell'imposta stessa. Gli psicologi iscritti all'Albo versano alla propria cassa, l'ENPAP, tre tipi di contributo:
- Contributo soggettivo: il 10% del reddito imponibile (il 78% del fatturato), con un minimo annuo di circa 856 €. È quello che costruisce la tua pensione, e si può volontariamente aumentare fino al 30%.
- Contributo integrativo: il 2% del fatturato, che però non è un costo per te: si addebita in fattura al cliente e tu lo giri all'ente.
- Contributo di maternità: una quota fissa annuale (intorno ai 100-130 €), uguale per tutti gli iscritti.
Il contributo soggettivo e quello di maternità versati all'ENPAP sono interamente deducibili dal reddito imponibile, anche in regime forfettario. Significa che abbassano la base su cui calcoli l'imposta sostitutiva: pagare i contributi ti fa risparmiare imposta.
Mettiamo tutto insieme: un esempio concreto
Prendiamo una psicologa che fattura 30.000 € in un anno, al secondo anno di attività (quindi aliquota al 5%), che nell'anno precedente ha versato 2.000 € di contributi ENPAP deducibili.
| Passaggio | Importo |
|---|---|
| Fatturato annuo | 30.000 € |
| Reddito imponibile lordo (78%) | 23.400 € |
| Meno contributi ENPAP deducibili | − 2.000 € |
| Reddito netto imponibile | 21.400 € |
| Imposta sostitutiva (5%) | 1.070 € |
| Contributo soggettivo ENPAP (10% di 23.400) | 2.340 € |
| Totale tra imposta e contributi (circa) | 3.410 € |
Su 30.000 € di fatturato, quindi, tra imposta sostitutiva e contributo previdenziale siamo intorno ai 3.400 € (più la quota fissa di maternità). Con l'aliquota a regime del 15%, la sola imposta salirebbe da 1.070 € a 3.210 €. Sono numeri indicativi, ma rendono l'idea: la previdenza pesa quanto, e spesso più, dell'imposta.
🧮 Quanto devi mettere da parte?
Nell'esempio sopra, su 30.000 € di fatturato tra imposta e contributi se ne vanno circa 3.410 €: vuol dire accantonare grossomodo 1 euro ogni 9 incassati. Ma la cifra cambia con il tuo fatturato, l'anno di attività e l'aliquota ENPAP che scegli.
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Il calcolo è una cosa, il calendario un'altra. Per gli psicologi forfettari i due binari principali sono:
- Imposta sostitutiva: saldo e primo acconto a giugno (con possibilità di rateazione), secondo acconto a novembre, tramite modello F24.
- Contributi ENPAP: acconto entro il 1° marzo (pari al 70% dei contributi dell'anno precedente, metodo storico) e saldo con la comunicazione reddituale entro il 1° ottobre.
Quando conviene il forfettario (e quando no)
Per la maggior parte degli psicologi, soprattutto a inizio carriera, il forfettario è la scelta più conveniente: aliquota bassa, niente IVA, gestione semplice. Il rovescio della medaglia è che non puoi dedurre le spese reali: se sostieni costi elevati (affitto di uno studio importante, collaboratori, formazione costosa), oltre il 22% forfettario, il regime ordinario potrebbe a un certo punto diventare più vantaggioso. È il tipo di valutazione che conviene fare con un professionista, numeri alla mano.
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Domande frequenti
Qual è il coefficiente di redditività per gli psicologi?
Per il codice ATECO 86.93.00 è del 78%: le tasse si calcolano sul 78% del fatturato, il restante 22% è considerato forfettariamente come spese e non viene tassato.
Quanta imposta paga uno psicologo forfettario?
L'imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se si rispettano i requisiti. Si applica sul reddito imponibile al netto dei contributi deducibili.
I contributi ENPAP si possono dedurre?
Sì: il contributo soggettivo e quello di maternità sono interamente deducibili dal reddito imponibile, anche nel forfettario. Il contributo integrativo del 2% è invece a carico del cliente e non è un tuo costo.
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Informazioni a fini divulgativi aggiornate a maggio 2026, basate sulla normativa vigente e sui parametri ENPAP correnti. Gli importi negli esempi sono indicativi e arrotondati. Aliquote, minimi e coefficienti possono variare: per il tuo caso specifico è sempre consigliabile una consulenza professionale.